La biografia è la storia vista attraverso il prisma di una persona.
Louis Fischer
Scrivere un’autobiografia, come ho già avuto modo di dire, può essere pari a un’operazione a cuore aperto. Di fatto, non è molto diverso dall’affrontare una seduta dietro l’altra da uno psicoterapeuta, rivivendo sia i momenti belli che quelli brutti, eviscerando sentimenti che si credevano sepolti o che erano rimasti silenti. In ogni caso, l’elemento principale per scrivere una biografia è la selva di emozioni che si legano agli eventi.
Persino l’avvenimento più insignificante o “normale” della nostra vita è legato a un’emozione, anche solo la semplice noia. Raccontarsi significa esporsi inevitabilmente al pensiero e ai giudizi altrui, nel bene e nel male.
Perché la biografia
Se ci si affida a un ghostwriter per scrivere la propria biografia, di fatto ci si sta aprendo in primis a una persona e poi, quando il libro uscirà, al resto del mondo. Quando mi commissionano una biografia, so che il mio lavoro sarà delicato, perché di fatto dovrò entrare in punta di piedi nel luogo più intimo di chi racconta. Dovrò accogliere con cura il suo cuore, svelare la sua anima, interpretare i suoi sentimenti e non è certo cosa facile. E mentre la persona racconta, io cerco di immedesimarmi in lei come un’attrice che debba interpretare un ruolo: alla fine, non è molto diverso. Ma la finzione, in questo caso, dovrà risultare quanto più realistica possibile e per quanto io possa mettercela tutta, l’unico giudice sarà chi quella vita l’ha vissuta davvero.

A livello prettamente tecnico, una biografia può essere incentrata sull’intera vita, dall’infanzia fino all’età adulta oppure focalizzarsi su un evento particolare. Mi è capitato di dover descrivere eventi importanti, lutti, viaggi e ogni volta la maggior parte del lavoro era dedicata all’ascolto; allo sfiorare le emozioni con le dita; al domandare tante e tante volte quale fosse lo stato d’animo di fronte a una persona o a un evento. Come un confessore, ponevo il mio orecchio rispettoso e tentavo di trasformare tutto in parole. E continuo a farlo, ogni volta imparando qualcosa in più.
La biografia si può scrivere principalmente in prima persona: si tratta della maniera più diretta di entrare in empatia con il lettore, dialogando con lui e raccontandosi senza filtri. Nulla toglie che si possa anche realizzare una biografia utilizzando la TPL, ma personalmente considero questa modalità meno efficace, specialmente se intervengono altri personaggi, pur se reali. In tal senso, la biografia si può però romanzare e diventare una storia avvincente con una solida base di verità. Tuttavia, si parlerà di una biografia romanzata.
Biografia personale o professionale: differenza
Vi è anche differenza tra una biografia che vuole narrare eventi personali rilevanti e una meramente professionale: in quest’ultimo caso, il focus della storia sarà quello che riguarda gli studi, i successi lavorativi, la carriera e tutto ciò che concerne la propria azienda o il proprio brand. Ma si può risultare professionali nella propria biografia, senza necessariamente annoiare il lettore, anzi, suscitando reale interesse?
Certo che sì.
Perché, come accade per tutte le tipologie di storie, non sono tanto gli eventi a fare la differenza, ma come vengono raccontati. Dialoghi, introspezione, situazioni particolari possono dare colore alla biografia professionale senza per questo rendere meno solida l’immagine del professionista. Al contrario, il fatto di risultare umani può consentire al lettore di immedesimarsi e di convincersi che potrà raggiungere successi analoghi.

Di recente, ho lavorato alla biografia di un cliente che desiderava inserire molteplici elementi nella propria biografia: da quello professionale a quello psicologico e più personale. Non si tratta di una missione impossibile, ma è comunque piuttosto ardua. Come già detto, “umanizzarsi” rimanendo professionali può rappresentare un vantaggio e donare uno stile narrativo più emozionale; d’altra parte, occorre bilanciare perfettamente i due elementi.
In qualche modo, la biografia è come un romanzo, qualunque stile di narrazione si scelga: anche in questo caso, less is more. Raccontare tutta la propria vita, per arrivare a un momento clou o parlare di una crescita personale, non significa dover per forza palesare ogni singolo aspetto. Le domande da porsi quando si scrive o si commissiona una biografia sono: cosa voglio raccontare? Cosa desidero mettere in evidenza? Che tipo di insegnamento o di messaggio desidero lanciare? Raccontare semplicemente la propria storia senza un fil rouge equivale a comporre una sorta di diario giornaliero che non lascia nulla in chi legge. Si possono descrivere le emozioni, i luoghi, valorizzare le persone importanti, ma occorre sempre sottolineare qualcosa che sia trainante o comunque possa far immedesimare chi legge nella biografia, creando empatia.
C’è chi scrive una biografia per raccontare di un disturbo alimentare, il proprio vissuto durante un evento catastrofico, la storia di un genitore o di un familiare, una meta finalmente raggiunta o mille altre cose che riguardano la vita quotidiana. Una volta deciso su quali basi erigere l’intero edificio, sarà importante non perdere mai di vista l’obiettivo principale, arricchendo la biografia con tutti gli elementi necessari.
Il tempo verbale in una biografia
Altro fattore da considerare è il tempo verbale con il quale si desidera scrivere la biografia. Si può narrare tutto al passato remoto, tornando al presente solo nel momento in cui si arriva al tempo attuale: “Da ragazzina, la nonna mi portò al parco giochi in un assolato giorno di luglio. Ricordo che cercai di sbirciarla di sottecchi finché non mi accorsi che si era distratta per chiacchierare con una vicina: allora mi arrampicai sullo scivolo al contrario. All’epoca adoravo farlo! Oggi, quando vedo i miei figli che fanno lo stesso, tento di spiegare loro che è meglio salire dalla scaletta, perché si rischia di andare controcorrente e di scontrarsi con qualcuno”. In questo caso, il contrasto tra il passato remoto e il presente consente anche di evidenziare al meglio quello che potrebbe essere il messaggio principale della biografia stessa: segui gli eventi, perché io ho provato a ribellarmi e ho preso le mie batoste.
Il passato remoto in una biografia è diffuso ed efficace, mentre il presente indicativo aiuta a focalizzarsi sui pensieri attuali e sugli insegnamenti. Ma c’è anche chi, specialmente in campo professionale, decide di parlare al presente e in prima persona, attualizzando ogni singolo evento in un continuum temporale unico. Di certo, è un modo per far entrare il lettore nelle pagine del libro come se tutto si stesse svolgendo qui e ora e non in un passato lontano, togliendo l’illusione del racconto e dando quella di un accadimento recente o ben impresso nella memoria.
In definitiva, ogni scelta può essere valida, ma i singoli elementi di una biografia andranno definiti fin dall’inizio, così da creare uno storytelling coerente e dalle caratteristiche ben precise.
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